{"id":13318,"date":"2025-03-04T17:28:38","date_gmt":"2025-03-04T16:28:38","guid":{"rendered":"https:\/\/museo.ilcastellodibardi.it\/it\/?post_type=bardi&#038;p=13318"},"modified":"2025-11-03T18:04:52","modified_gmt":"2025-11-03T17:04:52","slug":"museo-archeologico","status":"publish","type":"bardi","link":"https:\/\/museo.ilcastellodibardi.it\/it\/bardi\/museo-archeologico\/","title":{"rendered":"30 &#8211; Museo Archeologico"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Tappa 30<br><\/strong><br>L\u2019allestimento della sezione preistorica del Museo Archeologico della Valle del Ceno, curato da Angelo Ghiretti, punta su una soluzione espositiva non comune: rinunciando a svolgere l\u2019intero filo delle tracce, spesso esigue, pertinenti a tutto l\u2019arco della preistoria e protostoria presenti nella valle, ha preferito concentrare l\u2019attenzione sulle due testimonianze principali: lo sfruttamento del diaspro del Monte Lama e l\u2019indagine sul sito arroccato del Groppo Predellara a Varsi.&nbsp;<br><br>Si tratta di due dei temi che maggiormente caratterizzano la preistoria e protostoria dell\u2019Appennino del Parmense occidentale, da diversi punti di vista: in primis lo stato delle ricerche che li hanno riguardati, e poi soprattutto le peculiarit\u00e0 culturali che esprimono, nel corso di diverse fasi del passato, in rapporto alle risorse naturali che questo specifico territorio ha offerto alle scelte economiche e insediative delle comunit\u00e0 umane.&nbsp;<br><br>Il diaspro del Monte Lama ha rappresentato una risorsa litica preziosa gi\u00e0 a partire dal Paleolitico medio e soprattutto nel corso del Paleolitico superiore e poi nell\u2019et\u00e0 del Rame.&nbsp;&nbsp;<br><br><br><strong>Indagini e ricerche<\/strong>&nbsp;<br><br>Le indagini condotte dall\u2019Universit\u00e0 di Pisa consentono non solo di descrivere un sito che ha straordinarie potenzialit\u00e0 per la ricerca futura, ma anche di richiamare, nei pannelli di inquadramento, una serie di aspetti fondamentali per la conoscenza delle nostre origini, che vanno dal pi\u00f9 antico popolamento del nostro territorio alle caratteristiche delle prime produzioni in pietra, fino all\u2019insospettata estensione degli scambi gi\u00e0 all\u2019epoca delle frequentazioni neandertaliane.&nbsp;<br><br>Le ricerche effettuate da Angelo Ghiretti, in qualit\u00e0 di collaboratore della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell\u2019Emilia-Romagna, nel sito arroccato del Groppo Predellara permettono invece di affrontare altre problematiche, connesse con la ripetuta occupazione, in fasi diverse, di un luogo naturalmente difeso.&nbsp;&nbsp;<br><br>I materiali raccolti negli strati pertinenti alla pi\u00f9 importante fase di vita del sito, nel corso dell\u2019et\u00e0 del Bronzo, raccontano una storia antica ma anche attuale: l\u2019interazione tra due diverse entit\u00e0 culturali, quella delle \u201cTerramare\u201d emiliane e quella della gente del Nord-Ovest, che trovarono in quest\u2019area di confine il loro terreno di incontro, variabile nel tempo col variare dei reciproci rapporti di forza.<br><br><br><strong>Il diaspro del Lama-Castellaccio-Pr\u00e0rbera: un materiale unico<\/strong>&nbsp;<br><br>Una cos\u00ec intensa frequentazione di quest\u2019area durante la preistoria \u00e8 sicuramente dovuta alla presenza di una materia prima di elevata qualit\u00e0, vetrosa e resistente, adatta all\u2019ottenimento di manufatti taglienti e di largo modulo. Questo materiale fu ampiamente usato dai Neandertaliani, durante il Paleolitico medio.&nbsp;&nbsp;<br><br>Con l\u2019arrivo dell\u2019Homo Sapiens, durante le fasi antiche del Paleolitico superiore, la presenza di liste vetrose, poco fratturate e di dimensioni ragguardevoli, permise inoltre la produzione di lame o coltelli anche superiori ai 10 cm di lunghezza. In seguito, le comunit\u00e0 dell\u2019Et\u00e0 del Rame usarono questa pietra per produrre punte di freccia e pugnali a ritocco bifacciale, identici a quelli ritrovati tra il corredo di \u00d6tzi, la mummia scoperta tra i ghiacci del Similaun, in Alto Adige, e vecchia di 5000 anni.&nbsp;<br><br>Era tale l\u2019importanza di questo diaspro da essere esportato, sotto forma di manufatti finiti, in siti della Liguria occidentale e in alcune grotte del Finalese gi\u00e0 oltre 50.000 anni fa da oggi, durante il Paleolitico medio.&nbsp;<br><br>Con l\u2019arrivo dell\u2019Homo Sapiens, attorno ai 40.000 anni fa, la diffusione di questa selce a radiolari si fece ancora pi\u00f9 ampia, cos\u00ec da essere rinvenuta ai Balzi Rossi, nell\u2019Imperiese, e in alcuni depositi della Provenza, in localit\u00e0 distanti oltre 200 km in linea d\u2019aria dalla Val Ceno.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tappa 30L\u2019allestimento della sezione preistorica del Museo Archeologico della Valle del Ceno, curato da Angelo Ghiretti, punta su una soluzione<\/p>\n","protected":false},"featured_media":13639,"menu_order":31,"template":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/museo.ilcastellodibardi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/bardi\/13318"}],"collection":[{"href":"https:\/\/museo.ilcastellodibardi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/bardi"}],"about":[{"href":"https:\/\/museo.ilcastellodibardi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/bardi"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/museo.ilcastellodibardi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13639"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/museo.ilcastellodibardi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13318"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}