Bardi

Tema: - Tappe: a piedi

Dominato dalla scenografica mole del suo celebre castello, Bardi è un paese dell’alta Val Ceno, a circa 60 km Parma e situato sull’Appennino parmense a 625 metri sul livello del mare.

Il territorio di Bardi fu frequentato dall’uomo già 50.000 anni fa, come dimostrano i ritrovamenti più antichi del Monte Lama e successivamente con discreta continuità anche nei millenni successivi, con una contrazione dei ritrovamenti in corrispondenza della massima glaciazione würmiana. L’area fu certamente occupata dai Liguri, mentre scarse sono le testimonianze di epoca romana. Secondo la leggenda, il nome del paese deriverebbe da Barrus, uno dei trentasette elefanti al seguito di Annibale, che sarebbe morto sulla rupe che domina la Val Ceno durante la spedizione del generale cartaginese in Italia. In realtà il toponimo è unanimemente collegato all’occupazione longobarda del sito (se non ad una fondazione che potrebbe essere forse anche precedente).

L’origine longobarda dell’insediamento è testimoniata anche dalla vicina foresta, chiamata nei documenti antichi Silva Arimannorum, cioè degli Arimanni, gli uomini longobardi dediti alla guerra e che godevano di pieni diritti civili. Dopo la conquista (643) di Borgotaro (l’antica Turris) e dei valichi appenninici, i Longobardi poterono collegare il monastero di Bobbio (fondato nel 612) con i ducati toscani e con Roma attraverso la Via degli abati. Alla prima metà del VII secolo deve quindi risalire l’inizio della storia della fortezza e del borgo di Bardi come importante snodo strategico e militare.
Il sito è poi citato la prima volta in un documento del 833, una donazione compiuta da un prete di Bardi all’abbazia di Nonantola, come Bobbio nodo essenziale dell’organizzazione territoriale longobarda in Emilia. Nel 899 il castello (quasi sicuramente un tipico castello-recinto alto-medievale costruito quasi interamente con materiale deperibile) risulta già esistente, comprato per metà dal vescovo di Piacenza Everardo.
Il castello passò poi ai Malaspina e nel 1185 “i conti di Bardi” si sottomisero al Comune di Piacenza. Dopo aver acquistato numerosi terreni e aver acquisito diritti nei territori della Val Ceno e della Val Taro, Ubertino Landi nel 1257 acquisì il controllo dei feudi di Compiano e Bardi, dando inizio alla lunga stagione dello Stato dei Landi. Lo stesso Ubertino cominciò a ricostruire il castello distrutto da Oberto Pallavicino nel 1255.

All’inizio del XIV secolo i Landi ottennero l’investitura imperiale dei feudi di Bardi, Compiano e Borgo Val di Taro, mentre nel 1405 i Visconti, signori di Milano, elevarono a contea il territorio dei Landi, sancendone così ufficialmente l’indipendenza. Nel 1551 il feudo di Bardi venne eretto a marchesato dall’imperatore Carlo V, che attribuì ai Landi piena autonomia amministrativa e la facoltà di battere moneta (1552). Nel 1578 il feudo venne addirittura eretto a principato.
Il dominio dell’antica famiglia terminò con Maria Polissena, che portò lo Stato in dote a Gian Andrea Doria nel 1633. Poco dopo la sua morte (1679), Ranuccio II Farnese riuscì ad acquistare (1682) l’intero Stato dei Landi e anche il feudo di Bardi, che in seguito seguì le vicende del Ducato di Parma.

Il centro storico di Bardi, che si sviluppa ai piedi della rocca di diaspro dove sorge il castello, conserva numerose e importanti memorie di questo importante passato.
Il castello di Bardi è senza dubbio una delle fortezze più interessanti ed affascinanti d’Italia. La rocca sorge, come detto in precedenza, sull’area di un castello-recinto alto-medievale, eretto prima del IX secolo sulla “fortezza naturale” costituita dalla rupe di diaspro che domina Bardi. Il mastio centrale e il piccolo cortile antistante la torre sono le uniche strutture superstiti risalenti alla ricostruzione operata nel XIII secolo da Ubertino Landi. Anche l’andamento delle mura esterne ricalca quello della fortezza medievale.
L’aspetto attuale della rocca è dovuto però soprattutto alle ristrutturazioni operate dai Landi tra la metà del XVI e l’inizio del XVII secolo, con l’obiettivo di trasformare il possente ed austero edificio difensivo in una residenza rinascimentale consona ai nuovi titoli acquisiti. Ben conservate sono alcune decorazioni interne eseguite alla metà del XVI secolo, il cortile d’onore della fine dello stesso secolo, mentre il monumentale ingresso del quartiere residenziale costituisce l’ultimo contributo della famiglia alla decorazione del castello.

Oltre a osservare questa straordinaria stratificazione storica delle architetture, il visitatore percorrendo i camminamenti, i cortili e le terrazze, può inoltre “dialogare” con lo splendido contesto ambientale circostante, mentre le cucine, gli strumenti di tortura e gli arredi sopravvissuti permettono di immergersi nell’antica vita quotidiana del castello.

La parrocchiale di Santa Maria Addolorata risale al XX secolo ma sorge sulle fondamenta della chiesa dei Serviti, risalente al XV secolo. All’interno è conservata la prima opera datata di Parmigianino. La pala d’altare, collocata nella cappella a destra del battistero, rappresenta il Matrimonio mistico di Santa Caterina, con San Giovanni Evangelista e San Giovanni Battista. Il dipinto è un importantissimo documento della prima fase della carriera artistica del pittore. Realizzata quando egli aveva soltanto diciotto anni nel 1521, l’opera fu compiuta a Viadana (per la chiesa di San Pietro), dove Parmigianino si era rifugiato (ospite degli zii) fuggendo da Parma, sconvolta dallo scontro armato tra gli eserciti francesi ed imperiali.
Non è noto come il dipinto sia giunto a Bardi (forse acquistato da Federico II Landi all’inizio del XVII secolo), ma esso è sicuramente una delle più importanti opere d’arte custodite tra le valli dell’Appennino parmense.

Il Palazzo Comunale (o Palazzo Maria Luigia) conserva l’originale loggiato rinascimentale (capitelli dell’inizio del XVI secolo) e la struttura rinascimentale, quadrangolare con corpi di fabbrica di rinforzo angolari di derivazione militare, più volte rimaneggiata tra XVII e XIX secolo.

Significativi sono anche i due oratori di Santa Maria delle Grazie (XVIII secolo) e di San Giovanni (XVIII-XIX secolo).
Al di fuori del capoluogo spiccano per importanza storica e architettonica la chiesa di San Michele a Grezzo, la chiesa di San Michele e le rovine del castello a Gravago, e l’Assunzione della Vergine di Giovanni Battista Trotti, conservata nella chiesa di Santa Maria Assunta a Casanova.

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